Fotovoltaico: driver strategico per la rimozione dell’amianto. Caffarelli: “È ora di essere ascoltati”

 

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Abbiamo voluto incontrare l’ing. Alessandro Caffarelli, consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Roma – e autore del best-seller Sistemi solari fotovoltaici, per fare il punto sul fotovoltaico italiano, ormai orfano degli incentivi – di nuovo sotto la luce dei riflettori grazie ad un recente tweet del Presidente Renzi

Mauro Ferrarini. Allora ingegner Caffarelli: è passato circa un anno dalla nostra ultima intervista, e il settore fotovoltaico, ormai orfano degli incentivi, sembra essere ancora in evoluzione in ragione dei continui aggiornamenti normativi, a partire dallo spalmaincentivi.

Il Presidente del Consiglio Renzi, pochi giorni fa con il tweet ”I pannelli fotovoltaici migliori al mondo…”sembra aver riacceso i riflettori sulla questione fotovoltaica italiana. Anche lei è orgoglioso e sereno come lo è il Presidente, rispetto al presente ma soprattutto al futuro che attende gli operatori del settore fotosolare?

Alessandro Caffarelli. Orgoglioso del fotovoltaico italiano, lo sono stato, e lo sono ancora, visto anche i risultati ottenuti in ambito mondiale, a partire dai quasi 550 mila impianti per oltre 18 GW di potenza installata. Sereno non lo sono affatto. Il nostro settore ha subito e subisce aggiornamenti normativi continui, ormai con cadenza mensile. In sintesi alcune di queste novità sono migliorative e propedeutiche alla penetrazione della generazione distribuita all’interno del sistema elettrico, come il lancio dei SEU o la recentissima delibera sullo storage, che fornisce le disposizioni per l’integrazione dei sistemi di accumulo nel sistema elettrico nazionale. Altre, chiamiamole novità, risultano ahimè catastrofiche. Tra queste lo spalmaincentivi è probabilmente la più deleteria, e non inquadrerei la problematica semplicemente dal punto di vista del capital-budgeting con IRR% destinati al ribasso per il cliente produttore nell’arco del tempo di vita utile dell’impianto – ma piuttosto mi soffermerei sull’effetto domino innestato, a discapito dell’intera collettività.

Mauro Ferrarini. Effetto domino?

Alessandro Caffarelli. A valle dello spalmaincentivi, diverse aziende clienti produttori proprietari di impianti fotovoltaici, hanno iniziato a chiedere la rinegoziazione del debito alle banche, e quest’ultime dubito che siano sufficientemente preparate per gestire questo transitorio. Associazioni di categoria come Assorinnovabili, aderente anch’essa al coordinamento FREE, hanno raccolto migliaia di adesioni da parte di clienti produttori per la realizzazione di una class-action con ricorso al TAR, con l’obiettivo di vedere riconosciuta l’incostituzionalità della norma e chiedere una sospensiva. Mi vengono segnalate altresì ulteriori class-actions distribuite su quanti di 20/50 clienti produttori, seguiti da studi legali localizzati in ambiti territoriali definiti, che aumenteranno sensibilmente il numero di ricorsi al TAR.

Senza dimenticare gli investitori stranieri che hanno avviato la procedura arbitrale prevista dal trattato Internazionale della Carta dell’Energia. Insomma, al netto dei tempi legali prevedibilmente non fulminei, è ipotizzabile un effetto boomerang nocivo per l’intera collettività in termini di esborso economico, che potrebbe costringere il GSE, ad erogare rimborsi a favore dei clienti produttori ricorrenti, di fatto superiori al risparmio ottenuto. Un bel pasticcio all’italiana.

Mauro Ferrarini. A parte questo bel pasticcio che colpisce in forma retroattiva gli investimenti posti in essere, attualmente il mercato fotovoltaico è abbastanza maturo per fare a meno degli incentivi, o ancora naviga a vista?

Alessandro Caffarelli. i SEU e lo storage, oggi in fase embrionale, in prospettiva potrebbero rappresentare un germe di cristallizzazione, una base per la stabilizzazione del mercato. Ma oggi serve altro, occorre l’attivazione di impianti defiscalizzanti. A maggio del 2013, in rappresentanza del mio Ordine professionale insieme ai membri del comitato direttivo FREE, ebbi l’occasione di incontrare l’allora Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato e la dott.ssa Sara Romano del MISE, che si raccomandò di non chiederle il sesto conto energia.

In realtà, quel giorno non fu chiesto nessun ulteriore sistema incentivante ma furono presentate proposte per l’attivazione di impianti defiscalizzanti in ragione della rimozione dell’amianto associata all’installazione di pannelli fotovoltaici, e dell’installazione di sistemi storage fotovoltaici. A fine dicembre dello stesso anno, sempre in audizione ebbi modo di parlarne anche con l’allora Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Se è pur vero che diverse proposte avanzate negli ultimi due anni in ambito FER ed efficienza energetica, grazie anche allo straordinario lavoro del coordinamento FREE, sono state accettate ed integrate in deliberazioni e decreti ministeriali, la mancata  attivazione di impianti defiscalizzanti per la fotovoltaicizzazione dell’amianto, rimane attualmente la mia più grande amarezza e sconfitta professionale. Fortunatamente gli amici del direttivo FREE, hanno riportato la giusta attenzione sulla tematica, dopo le dichiarazioni di Renzi. E questo un po’ mi consola, e mi fa ben sperare.

Mauro Ferrarini. Quindi a breve sarà possibile smaltire di nuovo l’amianto, sostituirlo con pannelli fotovoltaici ed ottenere un bonus fiscale?

Alessandro Caffarelli. Come detto, FREE è di nuovo sul pezzo, in vista del passaggio della Legge di stabilità 2015 al Senato. E non potrebbe essere diversamente. Infatti  secondo le stime di Cnr/Ispesl/Legambiente, ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto presenti sul territorio nazionale da smaltire.

Il conto energia fotovoltaico, dal primo al quinto, è stato ad oggi il driver più efficace per la rimozione dell’amianto. Alla fine del 2012, si contavano 26.000 tetti risanati dall’amianto, per una superficie di quasi 20 chilometri quadrati, ed osservando la figura a seguire – che mostra l’area racchiusa dal sacro romano GRA, è impressionante notare in proporzione la superficie di amianto fotovoltaicizzata grazie al conto energia.

Dai calcoli che realizzammo in FREE e che furono portati nel 2013, come detto, all’attenzione dei Ministri, l’attivazione di impianti defiscalizzanti con aliquota del 50%, applicati alla sostituzione di amianto con coperture fotovoltaiche esercite a livello impiantistico da un soggetto responsabile classificabile come persona giuridica, grazie al recupero di Ires, Irap, Irpef, Iva, risultava fiscalmente neutra. Ma soprattutto nel periodo 2014-2020, avrebbe permesso di bonificare più di 13 km2 di amianto, creando più di 1000 posti di lavoro stabili, con un fatturato annuo di circa 300 milioni per le imprese coinvolte.

La proposta è più che mai attuale, e renderebbe i pannelli fotovoltaici italiani – intesi come macrosettore – davvero, i migliori al mondo.

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